Sirmio, la penisola dei Romani
Per i Romani Sirmione era Sirmio. Il nome compare anche negli itinerari stradali antichi, dove la località è indicata come Sermione mansio, una stazione di sosta lungo la via che collegava Brescia a Verona. La penisola, protesa nel lago per circa quattro chilometri, era un luogo strategico e, insieme, un luogo di villeggiatura per le famiglie benestanti della zona.
Gaio Valerio Catullo, il poeta di Verona
Fra queste famiglie c'era quella di Gaio Valerio Catullo, uno dei più grandi poeti latini. Nacque a Verona, in una famiglia ricca e influente; le date della sua vita sono incerte, ma la maggior parte degli studiosi la colloca indicativamente fra l'84 e il 54 a.C. Visse a Roma, frequentò i circoli letterari più raffinati e scrisse versi d'amore rimasti celebri, dedicati a una donna che chiamava Lesbia, identificata con Clodia, sorella del tribuno Clodio.
Le sue poesie sono raccolte nel Liber, 116 carmi ordinati non da lui ma da un editore successivo. Fra questi ci sono anche epigrammi pungenti contro Giulio Cesare. Ma per Sirmione il testo che conta è un altro.
Il carme 31: «perla delle penisole»
La famiglia di Catullo possedeva una villa a Sirmione, un luogo che il poeta amava profondamente. Quando, intorno al 56 a.C., tornò a casa dopo un lungo e faticoso viaggio in Bitinia, in Asia Minore, scrisse il carme 31, un saluto pieno di gioia alla sua penisola. Comincia così: Paene insularum, Sirmio, insularumque ocelle, cioè «Sirmione, perla delle penisole e delle isole».
Più avanti il poeta la chiama venusta Sirmio, «bella Sirmione», usando un aggettivo che in latino si riferiva di solito alle persone: la penisola diventa quasi una creatura viva, che deve rallegrarsi per il ritorno del suo padrone. Pochi versi, ma sufficienti a legare per sempre il nome di Catullo a questo angolo di lago.
Le Grotte di Catullo: una villa che non era sua
Sulla punta della penisola si trovano i resti di una grandiosa villa romana, conosciuta come Grotte di Catullo. È il nome a trarre in inganno. La villa fu costruita tra la fine del I secolo a.C. e il I secolo d.C., quindi dopo la morte del poeta. Il collegamento nacque nel Quattrocento, quando la riscoperta delle sue poesie, e in particolare del carme 31, fece pensare che quelle rovine fossero la sua casa: nel 1483 lo scrittore veneziano Marin Sanudo attribuì la villa a Catullo. La sua vera dimora, però, non è mai stata individuata.
Le dimensioni impressionano ancora oggi: la villa ha una pianta rettangolare di circa 167 metri per 105 e copre circa due ettari. Fra le rovine vennero in visita Isabella d'Este nel 1514 e l'architetto Andrea Palladio, che ne studiò le tecniche costruttive.
Scavi, abbandono e rinascita
La villa era già abbandonata nel III secolo: parte delle sue decorazioni fu riutilizzata in un'altra villa romana di Sirmione, i cui resti si trovano in via Antiche Mura. Fra IV e V secolo le strutture furono inglobate nelle fortificazioni della penisola. I primi studi seri risalgono al 1801; a metà Ottocento il conte Giovanni Girolamo Orti Manara scavò e rilevò l'area, pubblicando i risultati nel 1856. Gli scavi sistematici dello Stato cominciarono nel 1939, e nel 1948 tutta l'area divenne pubblica.
Oggi il sito è gestito dal Ministero della Cultura attraverso la Direzione regionale Musei della Lombardia. Per aperture e biglietti consultate i canali ufficiali; per una panoramica della visita vedete la nostra pagina sulle Grotte di Catullo. E per scoprire il resto della penisola, partite da Cosa vedere a Sirmione.
La storia a pochi chilometri
Da Memy's House, a Colombare, il centro storico di Sirmione e le Grotte di Catullo si raggiungono in pochi minuti: un appartamento per sei ospiti, aperto tutto l'anno.
